QUALI FERITE AVEVA VISTO ALEX LANGER IN QUELLA TERRA E QUALE FU IL MARTIRIO ...



QUALI FERITE AVEVA VISTO ALEX LANGER IN QUELLA TERRA E QUALE FU

IL MARTIRIO DEI SARAJEVESI IN QUEGLI ANNI DI GUERRA?


Maurizio Bonati – Ist. Mario Negri e ex inviato OMS nei Balcani


Anche a distanza di anni la risposta non è semplice e indolore. Cercherò di rispondere attingendo alla memoria di "quei ponti sulla Drina"1 comune riferimento di quanti hanno condiviso valori, speranze e imprese (anche) in Bosnia ed Erzegovina.

Parlare di ponti a proposito di Bosnia ed Erzegovina è parlare di storia dei popoli, sin dal dominio dell’Impero ottomano. Un ponte famoso sul fiume Drina situato nella cittadina di Višegrad, nella parte orientale della Bosnia, al confine con la Serbia, è il protagonista del romanzo di Ivo Andrić, vincitore del Premio Nobel nel 1961. Un altro è lo Stari Mostar della città di Mostar, anche questo un ponte ottomano che attraversa la Neretva; abbattuto dalle forze croate il 9 novembre 1993 e ricostruito a guerra finita (inaugurato il 22 luglio 2004).


Vorrei invece ricordare Alex Langer con un ponte sulla Miljacka, il fiumiciattolo che attraversa Sarajevo; perché la storia su quel ponte ben risponde alla domanda che mi è stata posta.

Non è il ponte Latino alla cui altezza il 28 giugno del 1924 avvenne l’uccisione dell’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell’Impero austroungarico; evento/pretesto che diede inizio alla Prima Guerra mondiale. No, è il ponte Vrbanja, il ponte triste, quello a cui faccio riferimento. Il ponte che collega il quartiere Grbavica con quello di Marin Dvor, due territori di opposte fazioni durante la guerra. Oggi il ponte è chiamato Suada e Olga per ricordare Suada Diliberović e Olga Sučić, una studentessa e una pacifista, la prima di origine bosgnacca la seconda croata, che vennero uccise il 5 aprile 1992 da un cecchino. Le prime vittime dell’assedio di Sarajevo.

Sullo stesso ponte il 19 maggio 1993, un anno dopo, Admira Ismic una ragazza musulmana di 25 anni e Boško Brkic, il suo fidanzato serbo ortodosso, furono uccisi da un cecchino. Musulmana lei, cristiano lui. Nessun pregiudizio, come amore pretende. Erano fidanzati da otto anni. Admira e Boško avevano deciso di fuggire da Sarajevo. Boško fu il primo a cadere. Poi Admira, che ferita ebbe la forza di trascinarsi verso l’amato e di abbracciarlo stretto. Per poi morire anche lei. I loro corpi stretti l’uno all’altro in una morsa d’amore, come a proteggersi. Le loro speranze e i loro sogni sono stati fermati sopra quel ponte da 25 colpi. I loro corpi rimasero lì per otto lunghi giorni.

Esposti, come un monito, agli occhi di tutti. Troppo pericoloso avvicinarsi ai due giovani a terra.

Solo un cessate-il-fuoco tra le parti in lotta consentì di recuperare i corpi e di dare loro una prima veloce sepoltura nel cimitero di Lukavica fuori di Sarajevo nella zona srpska. Admira e Boško dovettero aspettare ancora tre anni per avere una tomba nella loro Sarajevo.

Il 3 ottobre 1993 sul ponte di C, cinque pacifisti partecipano ad un'azione dimostrativa per “fermare la guerra”. Fanno parte dei Beati costruttori di pace, tra di loro c’è Moreno “Gabriele” Locatelli, un giovane di Canzo. Vengono esplosi colpi di avvertimento, poi, proprio quando il gruppo sta per tornare indietro, Moreno viene colpito. Il giovane muore poche ore dopo in ospedale. Ecco il ponte Vrbanja testimone degli atti di “quei ragazzi che con il loro amore sono stati più forti della guerra”2 ben si addice al ricordo di Alex Langer.

Più volte mi è capitato di associare la storia di quel ponte ad Alex Langer. Ma pensare oggi ad Alex Langer, "Il viaggiatore leggero"3, e alla sua opera di promozione della pace e della riconciliazione è pensare ad un altro ponte. Oggi Alex sarebbe a Bihać nella parte nordoccidentale della Bosnia. Sarebbe sul ponte che attraversa il fiume Una. Il ponte che i profughi, originari in gran parte del Pakistan e dell’Afghanistan, cercavano di attraversare sino a poco tempo fa, prima che le autorità locali decidessero di chiudere il campo di accoglienza di Bira e che i profughi dovessero rimanere fuori dalla città. Oggi sono stipati nel campo-lager di Lipa in condizioni igienico-sanitarie terribili. Oltre 1500 persone sparse tra i boschi al gelo senza assistenza medica e umanitaria. Ecco, mi piace pensare Alex lì tra i migranti in fuga, e mi piace pensare che non sia solo.


Maurizio Bonati


1. Alexander Langer. Quei ponti sulla Drina. Idee per un’Europa di pace. Infinito Edizioni,

Formigine (MO) 2020.

2. È parte della dedica che gli Stadio scrivono al termine dello loro video musicale Un volo

d’amore del 1997 e girato a Sarajevo. https://www.youtube.com/watch?v=2fLAQbOJGBk

3. Alexander Langer. Il viaggiatore leggero. Scritti 1961-1995. Sellerio Editore, Palermo

2003.


Il 6 novembre 2019, a Milano, la passerella verde realizzata per Expo sulla Darsena dei navigli per

collegare viale Gorizia a viale D’Annunzio è stata dedicata ad Alexander Langer. L’iniziativa si

deve a Elena Grandi, portavoce nazionale della Federazione dei Verdi. “(Alex) non credo sarebbe

felice di assistere al degrado etico, culturale e ambientale dei nostri tempi. Ecco perché un ponte è il

luogo ideale e simbolico per ricordarlo. Ripartiamo da qui, da un ponte, dal ponte Alex Langer, per

immaginare un futuro più verde, più equo, più giusto“. Costruiamo e dedichiamo i ponti, quindi, e

rendiamoli familiari ai cittadini.


Maurizio Bonati su Alex Langer e la Guer
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